giovedì 28 novembre 2013

3^ puntata. In punta di lancette (di Valentina Buono)

Erano le 14,15. La dottoressa le aveva dato appuntamento per le 15,00. Doveva sbrigarsi, Stella. Non voleva sbrigarsi, Stella. No. Perché, perché andare da un medico? Lei odiava i medici e l'odore forte e aspro del disinfettante, il neon bianco di quegli studi, di quegli ambulatori, odiava aspettare insieme a gente che aspettava e che fingeva una quiete snervante fissando le pagine di una rivista qualsiasi: sì, Raul Bova si stava separando dalla moglie, Belen Rodriguez e Stefano Di Martino si godevano la loro felicità domestica e Rihanna sfoggiava un nuovo taglio di capelli. Tutto interessantissimo. Ma chi se ne fregava di Belen e Raul Bova, benché quest'ultimo non fosse niente male... Stella afferrò la maxi bag e le chiavi della sua Panda e scese di corsa per le scale. Aprì la portiera e notò che cigolava: avrebbe dovuto farla controllare dal meccanico. Avrebbe dovuto, sì. Mise in moto e partì, con un bel singhiozzare: eh, già! aveva dimenticato di togliere il freno a mano. Lei inseriva sempre il freno a mano. Così le avevano insegnato a fare quando aveva preso il foglio rosa e così continuava a fare. Non le piacevano i cambiamenti. Ecco il primo semaforo rosso: cominciava bene. Erano le 14,30. Lo studio della Pincherlo era dall'altra parte della città. A Stella non piaceva avviarsi con troppo anticipo. Le sembrava di sprecare tempo. Tuttavia era sempre con l'acqua alla gola e, in fondo, ci era abituata, le andava bene avvertire sempre una certa pressione, anche per le piccole cose: la faceva sentire viva. Verde. Prima, partenza, seconda ed un pedone ritardatario  si era buttato sulle strisce: frenata, partenza e di nuovo in seconda. Sarebbe arrivata in tempo. Aveva calcolato bene. Era tutto sotto controllo. Non sarebbe stato educato far ritardo. Non sarebbe stato rispettoso fare ritardo. Stella questo lo sapeva. Le era stato insegnato e, dunque, lo sapeva. Ma, allora, perché era di nuovo, per l'ennesima volta, in ritardo? 

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