martedì 9 ottobre 2012

Disagi psicologici di bambini non certificati DSA

Nelle scuole troppo di frequente, ormai, si assiste a casi di bambini, pre-adolescenti ed adolescenti con disturbi specifici dell'apprendimento, che non vengono segnalati dai genitori.  La scuola in questi casi ha le mani legate e non può mettere in atto tutte quelle misure dispensative e/o facilitative destinate agli alunni con DSA. I genitori andrebbero seguiti, appoggiati ed aiutati a rilevare ed accettare i disturbi dei propri figli da una rete sanitaria più capillare e presente nella vita quotidiana di ciascuno. 
Intanto, gli alunni con DSA vivono a scuola non pochi disagi, causati dalla loro lentezza, dalle loro difficoltà e spesso da limiti emotivo-relazionali che ne pregiudicano senza dubbio un inserimento sereno e proficuo all'interno del gruppo classe.
Ai docenti, ai Dirigenti e al personale scolastico non resta che barcamenarsi al meglio per il bene del singolo e del resto della classe, ma è necessario indurre i genitori degli individui con DSA a riflettere sull'opportunità di avviare i propri figli ad un percorso psicologico mirato e specifico. Non per questo i figli saranno dei  "diversi": si tratta solo di un percorso finalizzato ad una loro crescita serena e ad un loro sviluppo organico e guidato

mercoledì 12 settembre 2012

Properzio 4,3: tre articoli di Valentina Buono


V. Buono, Epistole amatorie a confronto: Prop. 4,3 e Ov. Her. 1, <<Bollettino di Studi Latini>> 38.2 (2008), pagg. 535-548.


V. Buono, Properzio 4,3, 1-6: caratteristiche epistolografiche e motivi elegiaci, <<Aufidus>> 64 (2008), pagg. 17-36.


E. Baeza Angulo - V. Buono, Fabia, l'ultima delle eroine ovidiane?, in Dulces Camenae. Poética y Poesìa latinas, a cura di J. Luque, M. D. Rincòn, I. Velàsquez, Sociedad de Estudios Latinos, Jaén-Granada, 2010, pagg. 137-146.


venerdì 7 settembre 2012

BEN-ESSERE, ovvero stare bene con se stessi e con gli altri

Benessere. Ovvero ben-essere, stare bene. Il benessere è fisico, è psicologico e di solito entrambe le condizioni coesistono. Non per nulla i sempre saggi Romani dicevano "mens sana, in corpore sano".

Una delle condizioni necessarie per stare bene psicologicamente è trovare un equilibrio con se stessi, in maniera tale che anche le relazioni con gli altri siano positive. Con questo non intendiamo dire che stare bene con se stessi significhi conseguentemente intessere relazioni unicamente proficue, piacevoli e soddisfacenti. Significa più realisticamente riuscire ad accettare gli altri, tollerarli e non giungere allo scontro con troppa facilità e senza rendersene conto. Importante è sicuramente valutare gli aspetti positivi della nostra persona, della nostra vita per poterne trarre linfa e sicurezza. Se sorridiamo alla vita, notandone le cose belle e non solo quelle che non ci piacciono o che detestiamo addirittura, la vita ci sorriderà. Questa è una sacrosanta verità. Ma l'attitudine alla positività, dove la troviamo e come? La si può possedere in maniera innata, per inclinazione e per carattere. In questo caso si è fortunati. Non bisogna sforzarsi. Molti di noi, tuttavia, questa attitudine -fanciullescamente affascinante - non ce l'hanno. Devono costruirsela, giorno dopo giorno. Lo sappiamo: non è facile. Proprio come la scalata della felicità e del benessere.
Armiamoci, quindi, di buona volontà e cerchiamo non solo di vedere il buono delle cose, ma anche il buono nelle persone che incontriamo o con le quali ci relazioniamo. Purtroppo i nostri filtri mentali, le nostre convinzioni pregiudiziali non ci aiutano in questa operazione. Sforziamoci, perciò, di mettere da parte il nostro Io ingombrante e a volte debordante e "mettiamoci nei panni dell'altro". Ovviamente questa operazione non farà sparire del tutto e magicamente tutti quegli aspetti che degli altri e dei loro modi di fare non ci piacciono, ma ci aiuterà a vivere meglio le relazioni e non avvitarci in una spirale deleteria di rimuginii e malcelati rancori, o - ancor peggio - sentimenti di inadeguatezza e tristezza.

Inoltre, noi crediamo che stare bene con se stessi significhi:
  • avere degli ideali;
  • avere degli obiettivi;
  • trovare soddisfazione in quello che si ha;
  • trovare soddisfazione in ciò che si fa e per come lo si fa;
  • riuscire ad apprezzarsi;
  • sforzarsi di modificare gli aspetti del proprio carattere o della propria vita che piacciono meno o che causano maggiori difficoltà relazionali;
  • non far dipendere la propria autostima dalla stima che gli altri nutrono (o che presumibilmente nutrono) nei propri confronti;
  • accettare le critiche;
  • aprirsi al dialogo;
  • vedere il buono nelle cose e nelle persone;
  • notare anche gli aspetti e/o i comportamenti negativi degli altri, ma non rimuginarvi sopra;
  • discutere con atteggiamento aperto ed autocritico;
  • non pensare che gli altri debbano agire o pensare esattamente nella maniera in cui ciascuno di noi lo farebbe;
  • non alzare la voce per fare prevalere la propria idea o ragione;
  • non offendere il proprio interlocutore;
  • non atteggiarsi a vittima, anche quando si pensa di avere ragione;
  • non proiettare discorsi generali sulla propria dimensione personale, sentendosi necessariamente attaccati dall'interlocutore;
  • non attaccarsi ad un passato nostalgicamente trasfigurato e sempre contrapposto e migliore del presente: se il presente non piace, che si faccia qualcosa per migliorarlo.
Questi sono solo alcuni suggerimenti, che riteniamo utili per ciascuno di noi.
Per noi sono dei promemoria e servono da sprono al miglioramento. Sempre per citare la saggezza latina: "verba volant, sed scripta manent".
Nero su bianco, insomma, per visualizzare e - si spera - metabolizzare quanto detto. 
Iniziamo da oggi il nostro percorso per stare bene con noi stessi e di conseguenza con chi ci sta intorno.
La strada è lunga, tortuosa ed in salita. Va percorsa col sorriso sulle labbra.


mercoledì 5 settembre 2012

Valentina Buono, Introduzione ad un commento a Properzio 4,3. Dall'amore coniugale all'amore elegiaco.


Autrice: Dott.ssa Valentina Buono

Titolo della tesi di dottorato in Filologia greca e latina: Dall’amore coniugale all’amore elegiaco. Commento a Prop. 4,3.

Tesi svolta presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Bari A. Moro (a.a. 2004-2007).

Data di discussione della tesi: 20 maggio 2008.

Docente tutor: Prof. Paolo Fedeli

Commissione giudicatrice: Prof. Giovanni Laudizi, Prof. Giuseppe Solaro e Prof. Matteo Pellegrino.




Sintesi del lavoro di ricerca e Giudizio di presentazione

Il lavoro svolto dalla Buono è un commento alla terza elegia del quarto libro di Properzio, che è il primo esempio latino di un’epistola in versi. Strutturalmente il commento si articola per macro-lemmi, che riguardano uno o più distici: tale ripartizione ha il pregio di non frantumare l'analisi testuale a scapito dell'imprescindibile sguardo d’insieme sui singoli distici, i quali costituiscono di norma veri e propri nuclei tematici. Grazie ad uno stile semplice e chiaro, inoltre, il testo del commento diviene ben fruibile e a tratti persino piacevole. La candidata si è sforzata, infatti, di amalgamare all'interno di un testo di tipo discorsivo note di carattere critico-testuale, linguistico, metrico ed esegetico, che mirano ad un'analisi rigorosa ed esaustiva, dalla quale emerge una sicura padronanza degli strumenti di ricerca. Si tratta di un lavoro che, pur fondato su una debordante bibliografia, presenta pregevoli elementi di novità anche nei confronti del recentissimo commento al IV libro delle elegie di Properzio di Gregory Hutchinson, edito per i tipi della Cambridge University Press nel 2005. Il commento della Buono va ben oltre le stringate note redatte dallo studioso inglese, che spesso si rivelano del tutto inadeguate in merito a particolari questioni esegetiche suscitate dal non semplice testo properziano. La 4,3, infatti, come tutte le elegie di Properzio, presenta dal punto di vista testuale non poche difficoltà, che si riflettono inevitabilmente sull'interpretazione dei passi controversi. Il testo critico che emerge dalle scelte testuali operate di volta in volta, se da un lato respinge sistematicamente le lezioni proposte di recente da Giancarlo Giardina (nella sua edizione critica con traduzione pubblicata a Roma nel 2005), dall'altro appare più spesso conforme al testo teubneriano curato da Paolo Fedeli (Stoccarda 1984), dal quale, comunque, si discosta in più di un’occasione. Nel corso del commento, la discussione dei problemi testuali occupa un posto di rilievo, supportata com'è dal vaglio scrupoloso dell'enorme messe di congetture al testo properziano.
Il commento mira a sottolineare costantemente le affinità e le divergenze tra l'elegia properziana e le Heroides ovidiane, che molta parte della critica ritiene, a ragione, modellate sull'epistola in distici di Aretusa al marito Licota. A questo riguardo, nel presente lavoro sono sistematicamente messe in evidenza riprese tanto lessicali, quanto tematiche dal testo properziano nelle epistole amatorie ovidiane.
       Dal punto di vista esegetico, il lavoro della Buono mira a scardinare la convinzione che l'epistola di Aretusa sia un componimento celebrativo dell'amore coniugale, composto in onore e per piacere del princeps, il quale proprio negli anni in cui Properzio compose il IV libro di elegie (20-16 a.C.) irrigidì le proprie posizioni in ambito etico-sociale, dando vita ad una vera e propria restaurazione del mos maiorum. Il lavoro della Buono dimostra, infatti, che, sottoposta ad un'analisi attenta ai non pochi elementi di novità rispetto ai topoi elegiaci, la 4,3 si rivela come la riproposizione e l'ennesima celebrazione dell'amor cantato da Properzio nei primi tre libri. Il vincolo erotico che lega Aretusa a Licota va ben al di là dell'affectio maritalis e s’identifica con il foedus amoris della tradizione elegiaca. Proprio alla luce di ciò, la candidata ha scelto per la propria tesi un titolo emblematico (Dall'amore coniugale all'amore elegiaco. Commento a Prop. 4,3), che sintetizza i contenuti e i risultati del proprio lavoro di ricerca.
       Per di più, la ricerca condotta dalla Buono reca tracce manifeste di un’assidua e proficua frequentazione della biblioteca di Dipartimento e di una partecipazione costante ed interessata alle lezioni seminariali del corso di dottorato.
      





giovedì 30 agosto 2012

Valentina Buono recensisce "Tanto già lo sapevo" di Loredana De Vitis


Tanto già lo sapevo
Un romanzo che si fa leggere con levità, ma che penetra e scava con la forza di un maremoto. Lo stile è curato, ma mai artefatto; il registro colloquiale, ma mai banale; i personaggi indagati e resi in maniera così vera, autentica ed incisiva che ci pare di conoscerli da una vita. La parola - forza e perno dell’opera - rotea nei nostri pensieri e colpisce proprio l’obiettivo che si era prefissata.  Con leggerezza, ironia ed intelligente sarcasmo il romanzo decolla da subito e non decelera mai, percorso da una vena umoristica non da poco. Quasi 300 pagine che vale la pena di leggere. Lo scritto al suo interno ne contiene tanti altri, proprio come una scatola cinese. Il romanzo è il viaggio di una trentenne, Anna, alla ricerca dell’amore, ma prima ancora di se stessa. La ricerca è lunga, articolata, difficile... per fortuna la protagonista si lascia aiutare dal suo alter ego con cui dialoga spesso, dal suo cuore "pazzo" ed anticonformista e da un’indole ironica ed autoironica. Le amiche, sua madre, i conoscenti, il piccolo Marco, gli amici degli amici e tutti gli altri personaggi che popolano questa eccezionale vetrina umana interagiscono variamente con Anna, nell’ambito di una dialettica spesso contraddittoria, ma sempre proficua nell’ottica della formazione della protagonista.  Nel suo percorso formativo Anna riuscirà a comprendere che l’Amore vero, totalizzante e straordinario nella sua normalità, esiste...ma "tanto lei già lo sapeva", a dispetto delle convenzioni sociali, delle bigotterie e del perbenismo. Anna ci conquista, immediatamente. Ci conquista la sua capacità di osservare, filtrare e rielaborare la realtà umana, in tutte le sue sfaccettature. Al di là delle convenzioni, al di là del perbenismo e soprattutto in barba ai sensi di colpa, che opacizzano e neutralizzano la forza primaria dei sentimenti. Un libro da leggere, assolutamente! Con il sentitissimo augurio che il grande talento e l’intelligenza emotiva che contraddistinguono l’autrice le aprano le porte di una meritata carriera da scrittrice.   


venerdì 10 agosto 2012

Editoria on line

Attualmente uno dei maggiori siti web attraverso cui è possibile stampare libri e coronare il proprio sogno di scrittore è ilmiolibro.it, il sito di editoria digitale di L'Espresso. Tuttavia ve ne sono molti altri, affidabili e seri, quali Liberaria editrice, ad esempio, che si sta facendo spazio grazie all'intraprendenza e la competenza di una giovane di talento, Giorgia Antonelli, la quale ha investito in un sogno. 

Torniamo a ilmiolibro.it: pubblicare tramite questa casa editrice digitale è facile e abbastanza economico, ma dà numerosi vantaggi, quali quello di ricevere in assegnazione per la propria opera il codice ISBN, che ne permette la registrazione e l'inserimento nell'indice dei libri pubblicati in Italia. La pubblicazione compare a nome dell'autore stesso. Il risultato è fenomenale: l'autore è proprietario assoluto dei diritti sulla sua opera.
Il sito, inoltre, offre la possibilità di pubblicare qualsiasi genere di libro (si tratta di un'editrice di Varia), un'ampia scelta e un'altrettanto ampia autonomia di impostazione per quel che riguarda la veste tipografica e la struttura dell'opera. Insomma, l'autore è editore di sé stesso a tutto tondo e sarà la Community a scoprire, recensire e commentare il suo libro. La logica è quella della condivisione e del passa-parola telematici. Direte voi - l'autore cosa ci guadagna?
E io vi rispondo: visibilità, fama e soldi, ma questi ultimi solo se riesce a gestire per il meglio la questione legata alla lettura on line del suo libro. Mi spiego meglio: sul sito è possibile leggere l'anteprima di ogni libro gratuitamente, ma integralmente l'opera può essere visionata solo da chi sceglie la modalità Talent Scout, che permette di leggere il testo per intero allo scopo di spingere i lettori a scrivere una recensione e quindi, di fatti, a promuovere il libro. Molti autori, giustamente, dopo avere acquisito una certa visibilità all'interno del sito e tramite le classifiche in esso stilate, eliminano tale opzione, costringendo così quanti siano interessati a leggere l'opera nella sua completezza ad acquistarla. L'acquisto può avvenire sempre on line, oppure nell'ambito del circuito Feltrinelli, nei quali punti vendita ogni libro può essere ordinato e ritirato nel giro di 3 giorni lavorativi.
Tra le altre cose, va detto anche che i libri scaricati gratuitamente sulla propria pagina (previa registrazione al sito) non sono stampabili da casa... ebbene sì, proprio così... sarebbe troppo facile stampare un libro e leggerselo in maniera del tutto clandestina senza avere pagato per i diritti d'autore... solitamente comunque i prezzi di copertina sono contenuti ed accessibili. 

Ilmiolibro.it è dunque una fucina letteraria, una vetrina bibliografica ed un salotto culturale. Miele per scrittori e lettori, fermento di idee anche nuove... e proprio come in libreria vi si trova di tutto... il bello sta proprio nella scoperta... e le sorprese sono tante, perché l'Italia -lacera e ferita- è ancora un Paese di scrittori e di sognatori. Grazie, dunque, all'editoria digitale!


venerdì 3 agosto 2012

La vogatrice Nadja Drygalla è stata espulsa dalle Olimpiadi

 La vogatrice Nadja Drygalla è stata espulsa dalle Olimpiadi londinesi per volere della Federazione tedesca. Il motivo della sua espulsione, che tanto scalpore ha destato, sarebbe costituito dal legame della sportiva con un noto esponente del movimento neo-nazista.

Francamente non ritengo che un provvedimento del genere faccia bene allo Sport, né alla società, in quanto credo che la vogatrice avesse tutti i diritti di partecipare alla gara. Attualmente è impegnata con il giovane neo-nazista, ma ha soli 23 anni e magari non sarà lui l'uomo della sua vita... forse però questa potrebbe essere stata l'unica volta in cui ha partecipato alle Olimpiadi... 

Non ritengo giusto che sia stato spezzato il sogno della ragazza, a causa delle sue frequentazioni... in fondo non si è dopata, non è stata scorretta...

Certi provvedimenti lasciano il tempo che trovano, ma è anche vero che per la Germania e per il mondo intero la parentesi del Nazismo hitleriano rappresenta un orrore indelebile.

Tuttavia non è giusto che il rancore e la paura vadano a recidere i sogni dei giovani...

ma  quest è solo il mio umile parere... per quello che può contare....


mercoledì 1 agosto 2012

Dawson's Creek e il trionfo dei sentimenti

Salve  a tutti! 
E salve soprattutto ai fans di DAWSON'S CREEK, la bellissima serie televisiva statunitense del genere teen drama, creata da Kevin Williamson. La serie è stata trasmessa negli Stati Uniti (e quasi contemporaneamente anche in Italia) dal 1998 al 2003, per un totale di sei stagioni e 128 episodi.


La trama si svolge prevalentemente a Capeside, un piccolo paese del Massachusetts
Dawson Leery, il protagonista, è un aspirante regista, sognatore e romantico. Dopo un'infatuazione per la nuova arrivata Jen Lindley, si scopre innamorato della sua amica di infanzia Joey Potter, orfana di madre, e con il padre in carcere, che manda avanti con la sorella il bed and breakfast di famiglia; Pacey Witter è il migliore amico di Dawson, continuamente frustrato da una famiglia che lo considera un fallito, ma molto ironico e scanzonato; Jen Lindley è una sveglia ragazza di New York, trasferitasi a Capeside per cambiare vita. Ai quattro protagonisti si uniscono nella seconda stagione anche i fratelli Jack ed Andie McPhee: il primo è un timido ragazzo che si rivela essere omosessuale e che deve quindi affrontare la mentalità della provincia, mentre la seconda è una ragazza sensibile ed intelligente afflitta da disturbi di ansia e panico. 

Le storie sentimentali dei sei ragazzi si intrecciano con la loro vita di tutti i giorni, fra gli ultimi anni della scuola superiore ed i primi anni del college. Dalla terza stagione in avanti il perno della trama è principalmente il triangolo amoroso che viene a crearsi fra Dawson, Joey e Pacey. In realtà il triangolo c'è da ben prima della terza stagione. Joey tra Peacy e Dawson, sempre, al liceo, all'università...

Qualsiasi sia la scelta finale di Joey, non conta, perché questa è solo la trama. La cosa più importante è il percorso che questi ragazzi fanno per crescere ed affrontare piccole e grandi difficoltà. Insieme, anche se la vita li allontanerà più volte e in qualche caso definitivamente. 

In Dawson's Creek rivediamo gli adolescenti che eravamo e riviviamo i loro sogni, i loro ideali, che erano anche i nostri... Fantastici anni '90, così lontani dagli attuali... chissà se gli adolescenti di oggi apprezzano una serie come questa... in verità ho i miei dubbi, ma non perché io li ritenga meno sensibili o meno intelligenti: tutt'altro... solo credo che non abbiano una sufficiente educazione sentimentale per comprendere che spesso l'amore e l'amicizia travalicano i confini immaginati ed immaginabili e - come recita il finale della sesta ed ultima stagione della fortunata serie televisiva - "due anime gemelle, vanno al di là dell'amicizia e al di là dell'amore". Penso che questa frase sintetizzi quel processo di sublimazione di sentimenti nobili, quali Amore ed Amicizia, troppo spesso vissuti in maniera riduttiva e superficiale. 

Di una cosa sono sicura: i miei figli, da adolescenti, vedranno Dawson's Creek.

mercoledì 25 luglio 2012

Fusilli alla crema di carote e prosciutto cotto

Eccoci qua! Dopo numerosi post dedicati alla moda, alla letteratura e allo stile, oggi voglio fissare nero su bianco una semplicissima ricetta per un primo piatto gustoso e leggero...

Prendete 3 carote medio-grandi e, dopo averle mondate e lavate, grattuggiatele a mo' di julienne. Una volta compiuta questa semplice operazione, in una casseruola versate dell'acqua per un terzo del suo volume: ora versate all'interno le carote e lessatele per mezz'ora. Una volta che le carotine saranno ben cotte, prelevatele con un mestolo bucato e mettetele in un piatto fondo.
Nel frattempo, in un'altra casseruola, anche piccola, versate 2 cucchiai di olio di oliva e fatelo scaldare per qualche secondo, versate nell'olio bollente il misto per soffritto (cipolla, sedano e carotina) e fate rosolare per 2 minuti con la fiamma al minimo. A questo punto versate nel soffritto le carotine lesse e aggiungete un terzo di un bicchiere di brodo vegetale, già salato. Fate insaporire tutto per 10 minuti. Adesso, dopo aver controllato che un po' di brodo sia evaporato, doveste utilizzare il mini-pimer (il centrifugatore ad immersione) e trasformare le carotine in una gustosa crema vegetariana. Lessate i fusilli e tirateli fuori al dente: ora spadellateli nella crema finché sono completamente mantecati, aggiungendo dei dadini di prosciutto cotto e una spruzzata di formaggio parmigiano. Continuate a mantecare e servite con una spolverata di prezzemolo tritato ed erba cipolllina.

Buon appetito!

martedì 24 luglio 2012

TuttoDante 2012

Un grande Roberto Benigni, una bellissima cornice architettonica - quella della piazza di Santa Croce, in cui campeggia la statua di Dante Alighieri - e le terzine del Sommo Poeta. Tre ingredienti affinché la ricetta riesca nel migliore dei modi. 

Una lettura dell'Inferno dantesco colta e semplice al tempo stesso, preceduta da mezz'ora di satira politica e sociale con un occhio sempre rivolto ai tempi in cui Dante è vissuto: ne emerge un contrasto stridente, a detrimento della società attuale. L'arditezza linguistica, la precisione semantica, le vette poetiche sono rese e tradotte da Benigni in maniera encomiabile. Grazie a lui Dante può essere compreso veramente da tutti, uscendo fuori dalle Accademie, senza che mai vengano sacrificate la precisione esegetica e la ricostruzione del contesto. 

Per finire, la recita dell'intero canto da parte dell'artista restituisce le intricate pieghe dell'animo dei dannati con finezza interpretativa e straordinaria empatia. 

Un grazie infinito a Roberto Benigni, grande uomo, ancor prima che immenso artista.