mercoledì 27 novembre 2013

Valentina Buono recensisce "L'ultima ruota del carro"

Un film tutto italiano, che vede alla regia un Giovanni Veronesi davvero in forma, direttore di un cast brillante e ben assemblato. La trama, tratta da una storia vera, racconta la vita di un uomo comune, Ernesto Marchetti - interpretato dallo straordinario Elio Germano - che ha il "difetto" dell'onestà. L'intera esistenza del protagonista ha come scenario un'Italia in divenire, alla continua ricerca della chiave per "svoltare": dagli anni Settanta, dal caso Moro, passando per la lunga parentesi democristiano-socialista e lo scandalo di Tangentopoli, fino ad arrivare agli anni Novanta, in cui il  sorriso rassicurante di Silvio Berlusconi illude il popolo dello Stivale di avere "la soluzione", l'elisir di ricchezza e prosperità. In questo turbinio di avvicendamenti politici, scandali e scandaletti,  Ernesto resta fedele a se stesso, anche a costo di sacrifici e continue frustrazioni, privazioni ed ingiustizie. Al suo fianco la compagna di una vita, la moglie Angelina, alla quale dà volto e cuore una bravissima Alessandra Mastronardi. Intorno a loro ruota una miriade di personaggi, ognuno dei quali racconta una sotto-storia, che si intreccia o si interseca con quella dei protagonisti. Tra essi, in primis, il migliore amico di Ernesto, Giacinto, che assume le sembianze di un Ricky Memphis ironico, scafato e sbruffone, sempre in cerca della ricchezza e del successo: proprio per inseguire il dio Denaro, Giacinto tradisce più volte la fiducia di Enesto, che dal canto suo non accetta l'idea che l'amico sia un opportunista avido e tenta sempre di giustificarlo. In realtà Giacinto vuole bene ad Ernesto, ma ne conosce l'ingenua integrità e a volte ne approfitta. I due sono diversi in tutto, come diverso è il loro approccio con le donne e con l'amore: Giacinto si lega a donne appariscenti, la cui età diminuisce laddove la sua aumenta, Ernesto, invece, è un romantico, un monogamo convinto ed innamorato. Ernesto, poi, da uomo semplice quale è, riesce a vedere il bello della vita e delle situazioni, la verità dell'arte, anche se più di una volta la sorte lo mette in ginocchio e lo costringe ad un'esistenza umile e sacrificata. Alla fine, egli capisce che non può e non deve trascorrere gli ultimi anni della sua vita nella spasmodica ricerca dell'agiatezza, perché non è la ricchezza che fa la felicità: lui la felicità l'ha già trovata, pur essendo stato "l'ultima ruota del carro".
Grazie all'espressività, al talento ed alla professionalità degli attori, il film coinvolge, commuove e diverte,  con la complicità di una sceneggiatura frizzante e mai banale.    

venerdì 15 novembre 2013

Donne che si truccano ovunque!!!

 Stamattina in treno ho assistito ad una scena gustosissima: due donne - e dico due - sedute più o meno vicino a me, intente a truccarsi noncuranti dei sussulti del treno sulle rotaie e degli sguardi dei compagni di viaggio, tra cui il mio, che riconosco essere davvero poco discreto! Quanta maestria nell'applicare sulle palpebre gli ombretti in polvere! Una delle due possedeva in un beauty case una batteria di pennelli di grandezza e forma tra le più disparate, quasi dovesse approntare un professional make up :-) e dunque giù con il mascara di ben due tipi differenti : l'uno per le ciglia superiori, l'altro per quelle inferiori, dotato di un pettine di precisione! Mica roba terra terra!!! Veloce la signora si pettina e  si colora le ciglia, con un'abilità incredibile. Lo specchietto in una mano e nell'altra gli arnesi da trucco: non sbaglia una mossa! Prima che il treno arrivi alla sua fermata ha già completato l'opera e le è venuta anche abbastanza bene. Sempre con il mio sguardo fugace e per nulla insistente, noto che, però, la riga dell'eye liner è un po' tortuosa, come una strada di montagna...vabbé, ma è già un ottimo risultato per averlo fatto in treno e con una sola mano, non credete? Io ne sono piacevolmente stupita. E poi non si è nemmeno resa orba: ci pensate? Un uomo al suo posto si sarebbe accecato completamente, modello Polifemo! Noi donne siamo proprio di un'altra pasta, inutile!
Quell'altra, che rispetto alla signora dai cento pennelli ha dalla sua un maggiore tempo di percorrenza, può optare per un trucco più raffinato e inizia a farsi lo smoky agli occhi! Tanto di cappello! Un uomo al suo posto sarebbe diventato un panda :-))) E dai, uomini che state leggendo il post, non ve la prendete... è solo la verità! Noi donne siamo multi-tasking!!! Voi uomini solo mono! Rassegnatevi. Punto. E niente polemiche: l'ultima parola è nostra ;-)

mercoledì 16 ottobre 2013

SAGGIO DI COMMENTO a PROPERZIO 4,3: Properzio e l'epistola di Arethusa a Lycotas

Autore: Valentina Buono

Titolo: Properzio e l'epistola di Arethusa a Lycotas. Dall'amore coniugale all'amore elegiaco.

Luogo e data di pubblicazione: Roma, settembre 2013

Edizioni scientifiche universitarie: STAMEN


Disponibile presso stamen.net, IBS.it, libreriauniversitaria e deastore.

Presso i canali di distribuzione dell'IBS è anche in promozione.

Ecco il link con l'anteprima della copertina e il summary del lavoro:

http://www.ibs.it/code/9788890850295/buono-valentina/properzio-epistola-arethusa.html




Finalmente è stato pubblicato il saggio di commento di Valentina Buono a Properzio 4,3, la bellissima epistola in distici elegiaci di Aretusa al marito Licota, impegnato in una campagna militare contro i Parti. 

Un lavoro puntuale e approfondito per gli addetti ai lavori e non solo. Per capirne di più su un componimento poetico che ha gettato le basi per le lettere d'amore in versi nella Letteratura di Roma: con ogni probabilità, infatti,  quest'insolita ed affascinante elegia properziana ha costituito il "modello principe" per le Heroides di Ovidio. 



lunedì 10 giugno 2013

Tributo affettuoso a RINO GAETANO


Non c’è nulla da fare. Se un artista è capace di mettermi il buonumore e allo stesso tempo di farmi riflettere ed emozionarmi, è destinato a prendere un posto speciale nel mio cuore. E una volta preso posto, è destinato a non andare più via.  In questi ultimi giorni un posto nel mio cuore lo ha preso Rino Gaetano. Sì, lui, quello de “Il cielo è sempre più blu”, tormentone musicalmenete ballabile e allegro, con un testo forte, impegnato, ma al contempo ironico e scanzonato. Rino Gaetano, quel ragazzo calabrese di umili origini, trapiantato a Roma, che voleva scrivere e cantare le sue canzoni negli anni in cui iniziavano ad affermarsi Dalla, Venditti, De Gregori e Cocciante. Che fatica farsi notare! Senza una lira (a negli anni Settanta c’erano ancora le lire), con una chitarra scordata, i suoi jeans a zampa di elefante e i capelli scuri e ricci, si aggirava nelle stanze del Folkstudio, senza essere molto considerato. Le sue canzoni, scritte da autodidatta, le faceva ascoltare agli amici del bar di Barone, nel quartiere del Monte Sacro, dove abitava con sua madre, suo padre e sua sorella Anna. Per la verità la sua non era una casa molto confortevole: era un po’ angusta, diciamo così, e dalle finestre si vedevano i piedi e le gambe dei passanti! Era la sistemazione del portiere dello stabile, cioè di suo padre, ma ci vivevano in quattro. Allora i genitori pensarono che forse sarebbe stato meglio (per chi?) mandare il piccolo Rino in seminario, dai sacerdoti di Narni, in Umbria: là Rino avrebbe avuto vitto, alloggio e istruzione gratis. Magari, poi, ci scappava pure la “vocazione”, chissà! Valeva la pena provarci, dovettero pensare. Rino venne inviato in collegio. E là pare che non mostrasse una particolare inclinazione né verso lo studio strutturato, né verso la vocazione sacerdotale. Una cosa è certa: gli piaceva tanto scrivere, quasi sempre in rima ed era affascinato dalle personalità di J. Kennedy e M. L. King e si interessava di quello che succedeva nel mondo, fuori dalla cameretta del convitto. Le sue rime giovanili di questo parlavano: del mondo, della gente, dei problemi contemporanei, delle difficoltà della classe operaia, dei diritti calpesati dei più deboli. Un sacerdote, ora molto anziano, il quale lo ebbe come allievo, in un’ intervista, ha detto di Rino che non aveva mai la mente sgombra da pensieri ed era immerso in particolari “ricerche personali”. Questo è evidente, diciamo noi, con il senno del poi. Quando Rino tornò a Roma, a casa, in jeans e maglietta e non in abito talare, la famiglia desiderò che terminasse per lo meno gli studi di scuola superiore e Rino conseguì il diploma da ragioniere. Il padre (buonuomo, terrorizzato dalla povertà) lo avrebbe voluto impiegato di banca. Ma, niente, Rino non ne voleva sapere di uscire la mattina in abito, camicia e cravatta e sedersi dietro uno sportello. C’era il richiamo della chitarrra ed era troppo forte per ignorarlo, più forte delle urla di suo padre e dei pianti di sua madre. Cominciò la sua avventura musicale, proprio da là cominciò, dai suoi quaderni pieni di poesie e scarabocchi e dagli accordi strimpellati in camera. La sua voce era sporca e graffiante, ma sapeva essere anche calda e dolce. Di questo Rino non era consapevole. Anzi, non ci credeva affatto. Ma volle provarci. E per fortuna, diciamo noi, con il famoso senno del poi.

giovedì 23 maggio 2013

23 maggio 2013: il mio pensiero va a Falcone, a sua moglie, a Borsellino e agli uomini della loro scorta...

Avevo 12 anni. Me le ricordo bene quelle immagini al telegiornale, la commozione di mia madre, la faccia di mio padre. E le lacrime sgorgarono senza che lo conoscessi, quell'uomo rotondo e con i baffi, dagli occhi sempre tristi, ma dal portamento fiero e dallo sguardo indomito, quello di chi crede in un ideale ed è pronto a dare la vita per difenderlo. Grazie a Giovanni Falcone, grazie ai suoi uomini, a chi lo ha sostenuto, grazie all'amico e fedele collaboratore Paolo Borsellino, a cui toccò condividere la stessa sorte dell'amico. Grazie a chi ci crede ancora e non si ferma. La scuola ha un ruolo fondamentale nella divulgazione delle idee e delle imprese di questi uomini, che non voglio definire eroi - mi pare stupida retorica - ma che di sicuro hanno fatto della loro vita un simbolo, una bandiera, quella della giustizia, troppe volte calpestata da gente vile e senza dignità. Grazie.

mercoledì 15 maggio 2013

CITTADINANZA E COSTITUZIONE 365 GIORNI ALL'ANNO!




Ragazzi,
voi sapete che lo studio della storia si abbina a quello di cittadinanza e costituzione, una disciplina che fino a qualche anno fa si chiamava educazione civica. Di cosa si tratta? È una materia introdotta a scuola nel 1958, da un famoso politico italiano che si chiamava ALDO MORO. Questa materia si occupa degli individui, delle loro relazioni, dei loro rapporti con l’ambiente, del loro percorso per giungere a essere dei cittadini, cioé degli individui consapevoli di sé stessi, delle proprie capacità, dei propri limiti da migliorare, del rispetto e della tolleranza nei confronti degli altri individui.
Come vi ho sempre detto durante questo anno scolastico, la classe è un piccolo universo che rispecchia la società. In classe voi iniziate ad essere cittadini del mondo, di quel mondo che vi appartiene, ma che vi può accogliere solo se voi lo rispettate. Sapete che è importante rispettarsi, rispettare le idee degli altri e fare in modo che ciascuno le possa esprimere senza essere sopraffatto e messo a tacere. Capite perché è fondamentale parlare per alzata di mano, senza urlare e senza urlarsi addosso per farsi ascoltare: quando un compagno parla, quando un insegnante parla, non è corretto interrompere o coprire con la vostra voce quello che qualche altro sta cercando di dire. Lasciare che tutti possano esprimersi è segno di RISPETTO e di conseguenza è anche segno di civiltà.
Capita spesso che ciò che gli altri dicono non vi vada a genio (non vi piaccia, non “vi garbi”, non siete d’accordo), bene: è perfettamente normale che ciò accada. Siamo tutti diversi e abbiamo tutti una testa diversa con la quale ragionare, per fortuna! Non siamo dei robot, tutti uguali, fatti con lo stampino! La diversità, di qualsiasi tipo (di opinione, di carattere, di gusti, di religione, di educazione) va rispettata ed accettata. Ricordate che la TOLLERANZA della diversità degli altri è un altro importante segno di civiltà.
Poi, tenete in mente una cosa che forse ora non capirete proprio bene, ma che riuscirete a comprendere crescendo: la chiave per tollerare, rispettare ed accettare gli altri, con le loro diversità, con i loro difetti è una sola ed è ACCETTARE SE STESSI. Capita a tutti di non piacersi o almeno non del tutto, benissimo: rendetevi conto però che ci sono tante cose che vi rendono unici e bellissimi, non solo per quanto riguarda l’aspetto fisico. Tutti avete delle belle qualità e tutti avete dei difetti, è normale ed umano! Sì, d’accordo, abbiamo tutti dei difetti, tutti abbiamo dei limiti che ci bloccano e che dobbiamo superare, per noi stessi, per migliorarci, sempre. E di migliorare non si finisce mai. A 90 anni vorrete ancora migliorare, perché non sarete completamente soddisfatti. Anche questo è tipico della natura umana.
Ricordatevi un’altra cosa importante: spesso giustamente vi lamentate di tante cose, della prepotenza, delle ingiustizie, delle cose brutte che succedono intorno a voi. Imparate a non stare solo a lamentarvi: prendetevi la vostra parte di responsabilità e fate ciò che vi è possibile per cambiare le cose. Quando vi lamentate che in classe ci sono le carte per terra, i banchi sono rovinati, i muri sono pieni di scritte, i bagni sono sporchi, pensateci bene e non gettate voi per primi le carte per terra, gettatele sempre nel cestino, non sporcate I banchi e i muri e se vi dovesse capitare di sporcare (perché può capitare a tutti) il bagno oppure il pavimento della mensa, allora cercate di pulire, oppure chiamate il custode e chiedete scusa per quello che è successo. Il custode ripulirà e i ragazzi che andranno in bagno dopo di voi lo troveranno pulito. La società è proprio come la classe, proprio come la scuola: se ciascuno si impegna per farla andare bene, la società andrà bene. Non scarichiamo sempre le colpe di ciò che non ci piace sugli altri. Cominciamo noi per primi a comportarci bene e a dare il buon esempio.
Come vedete, in questo anno scolastico abbiamo sempre fatto cittadinanza e costituzione: non si impara solo dai libri ad essere un buon cittadino, lo si impara giorno per giorno, rispettando se stessi, gli altri e l’ambiente in cui viviamo. E se gli altri sbagliano, non imitateli, distinguetevi dalla massa e fate quello che ritenete più giusto, nell’ottica della tolleranza e del rispetto.

Ora andate, piccoli cittadini, e cominciate a dare il buon esempio!


mercoledì 10 aprile 2013

Un medico in famiglia 8: recensione di Valentina Buono




L’ottava serie di Rai Uno che domenica 14 aprile andrà in onda con il suo ottavo episodio, ci sta facendo compagnia ogni domenica in prima serata. I volti storici di Lino Banfi, Giulio Scarpati, Milena Vukotic, Margot Sikabonyi, Eleonora Cadeddu, Paolo Sassanelli, Michael Cadeddu sono stati riconfermati nel cast, accanto a volti nuovi o addirittura nuovissimi. I personaggi ruotano tutti attorno alla ormai mitica famiglia Martini, il cui capostipite è nonno libero (Lino Banfi), il nonno più famoso d’Italia. I Martini sono sempre stati uniti nelle gioie e nelle avversità e anche in questa serie le non poche difficoltà vengono affrontate insieme, con amore, collaborazione e dedizione reciproca. Il principale ostacolo di questa stagione è rappresentato dalla minaccia che grava sulla casa di famiglia: un costruttore senza scrupoli (Ivano Marescotti) grazie ad un cavillo bancario e legale ha intenzione di sfrattare tutti i proprietari delle villette di Poggio Fiorito, tra cui anche la famiglia Martini, per il proprio tornaconto. Lele (Giulio Scarpati), Libero, Bianca (Francesca Cavallin) e tutta la troupe si oppongono fieramente all’esproprio ingiusto della storica dimora, che per tutti rappresenta non una semplice casa, ma l’amato scenario degli ultimi quindici anni di vita, ricco di ricordi a cui non possono, né vogliono in alcun modo rinunciare.
La famiglia è sempre più allargata: c’è Inge (Yana Mosiychuk), la figlia che Bianca ha avuto dall’ex marito Gus (Paolo Conticini); Jonathan (Luca Lucidi), il figlio di Marco (Giorgio Marchesi), attuale compagno di Maria; e poi Ave (Emanuela Grimalda), mamma del defunto Guido (Pietro Sermonti, uscito di scena alla fine della sesta serie), marito di Maria; Melina, la governante incinta (Beatrice Fazi) e suo marito Dante (Gabriele Cirilli). Un turbine di preadolescenti e bambini che interagiscono attivamente partecipando alle vicende della famiglia e mostrando in più di un’occasione un grande senso di responsabilità: la piccola e tenera Palù (Sofia Corinto), la bambina che Maria ha avuto da Guido, quando sorride mostra le sue belle “finestrelle”; Bobò (Gabriele Paolino) e Elena (Domiziana Giovinazzo) sono i gemelli che Lele ebbe dalla seconda moglie, Alice (Pandolfi) e sono i “soldatini” di nonno Libero, sempre ubbidienti, tranne quando c’è da fare i compiti.
Un posto a sé occupano i personaggi di Giulio (Ugo Dighero) e Gemma (Catherine Spaak), rispettivamente fratello e madre della bella e dolce Bianca, i quali le causeranno alcuni problemi, infine risolti grazie alla capacità di superare vecchi rancori.
La new entry “disturbante” della serie è rappresentata dal personaggio di Roberto Magnani (Alessandro Tersigni), figlio proprio del palazzinaro che vuole togliere la casa ai Martini e vecchio compagno di scuola di Maria. Questo bel ragazzo dai capelli scuri e riccioluti si distingue per un atteggiamento improntato a sfrontatezza e sicumera ed è pronto a sfoderare tutte le sue armi caratteriali e non solo per conquistare il cuore della bella Maria. Quest’ultima, ad un passo dalle nozze con il bel Marco, non cede alle avances del Magnani, seppure non lo scacci mai in maniera perentoria; tuttavia il suo rapporto con Marco subisce una battuta d’arresto forte ed imprevista. Il giovane giornalista, infatti, accetta di girare alcuni documentari di guerra in zone a rischio, come ad esempio la Somalia, mentendo alla compagna, la quale non vuole che il proprio amato si esponga ad assai probabili pericoli. Maria, infatti, dopo la morte accidentale di Guido, non tollera nemmeno lontanamente l’idea che a Marco possa capitare qualcosa e lo mette di fronte ad una scelta. Il giornalista, dal canto suo, amando moltissimo la propria compagna e non volendole procucare ansia, ma tenendo anche al proprio lavoro, pensa di salvare capre e cavoli: parte e mente a Maria. Ma - come è ben noto – le bugie hanno le gambe corte. Ahimé!
Accanto alle coppie ben consolidate, se ne formano di nuove: Annuccia, che ormai con i suoi 17 anni desidera essere chiamata Anna, lascia il fedele e devoto Gianfilippo (Lorenzo Federici), per gettarsi a capofitto in una nuova storia con il misterioso tatuatore Emiliano (Edoardo Purgatori). La procace Ave, reduce da una deludente storia d’amore, viene conquistata da un fascinoso ufficiale della Guardia di Finanza, Armando, che le fa battere il cuore… ma per aiutare economicamente i Martini Ave si è cacciata in un bel guaio e teme di essere scoperta proprio da lui. Una nuova terza coppia è quella formata da Gus e da Guenda (Chiara Gensini), una dottoressa “tutta soldi e carriera”, che non vuole alcun legame impegnativo.
Guenda è collegata direttamente alla struttura sanitaria presso cui Lele lavora: essa viene privatizzata da Tiziano Corradi (Francesco Foti), un manager molto sensibile alle esigenze dei pazienti danarosi e per nulla a quelle degli indigenti. La vecchia Asl diventa così una clinica all’avanguardia, Villa Aurora, che Guenda Pacifico e Tiziano Corradi gestiscono come un’azienda a tutti gli effetti; tuttavia il nuovo stato di cose poco piace ai due integerrimi dottori Lele ed Oscar (Paolo Sassanelli), i quali -anche grazie all’aiuto e alla collaborazione del personale infermieristico- riusciranno a proseguire secondo una linea di continuità le cure con i vecchi pazienti convenzionati con l’Asl, di nascosto e non senza rischiare il posto di lavoro. Il loro obiettivo è quello di attuare dall’interno il cambiamento delle sfere direttive di Villa Aurora. Ci riusciranno? Staremo a vedere.
Nuove battaglie, dunque, per Lele e la sua famiglia. Da combattere, sempre, con il sorriso sulle labbra e all’insegna dell’onestà e della correttezza.
Una serie - come solitamente accade con Un medico in famiglia - che fa ancora sorridere, commuovere (forse un po’meno del solito) e che ha ancora qualcosa da insegnare. In barba allo share.   

mercoledì 27 marzo 2013

Vita da pendolare precaria: pomeriggio intenso - parte I


Oggi pomeriggio ho centomila cose da fare! Strano, no??? Da dove comincio? Dovrei stirare dieci camicie (sì, non è che mio marito sia un pazzo, megalomane e narcisista, sono io che mi sono lasciata un po’ di arretrato), pulire i bagni, doccia compresa con anticalcare, fare la spesa, andare in lavanderia a ritirare la giacca, passare alle poste a ritirare la raccomandata in giacenza da… da quando? Fammi controllare: nooooo, da quindici giorni!!!! Assurdo, spero non sia tornata al mittente… una volta mi è capitato, con un pacco celere. Sono andata a ritirarlo dopo 8 giorni e di pacchi ne ho trovati due… che sfacelo!!! Vabbé, non divaghiamo, dovrei preparare alcune schede per il lavoro di Geografia di domani e correggere le verifiche di Storia e forse, se avanza tempo, dovrei anche lavare i capelli… quanto tempo ho? Sono le 14,00: bene, ho sei ore per fare tutto, tranne i capelli e i bagni, che posso fare anche dopo… quando torno poi devo mettere a posto la spesa e cucinare…  vediamo di ottimizzare: alle poste e al supermercato devo andarci in macchina, ma in lavanderia posso andarci anche a piedi, così faccio un po’ di movimento (finalizzato  a tonificare le parti del corpo più a rischio grasso, grasso e stramaledettissimo grasso!!!).
Usciamo, allora. I capelli, mah, li sistemo alla bene e meglio, ma stasera piega perfetta!!! È una promessa, non vi preoccupate, stasera vi sistemo! Trucco? Mmm, forse la matita che è tutta sbavata va un po’ risistemata, altrimenti sembro una disperata!!! Usciamo, va’!!! Giacca, cappello e sciarpa, sì ci vogliono! Decisamente. Tira un vento gelido che taglia la faccia, miseria ladra!!! Oggi, che giorno è? Miseria ladra, è il 27 marzo ed è ancora così freddo??? Altro che surriscaldamento globale… a me pare che si stia andando incontro ad una nuova glaciazione… mah!! Chi ci capisce qualcosa in queste faccende, è davvero bravo ed ha tutta la mia ammirazione, sincera. Noooo, ‘sto bottone del cavolo!!! Devo cambiare giacca… vai, questa marrone… sembro Arlecchino sul carro di Carnevale, ma fa niente, chi se ne frega!!! Sulle riviste, d’altronde, appaiono foto di modelle vestite con degli accostamenti di colore assurdi, eppure sono iper -fashion!!! Oggi sarò anch’io iper- fashion… peccato che non sono alta 1,80 mt, non ho i capelli lunghi e setosi ed un fisico perfetto e affusolato!!!! Sì, dai, non buttiamoci giù!!! La buonanima di mia nonna diceva. “ Il vino buono sta nella botte piccola!!!” Ah, nonna, ma non stiamo a dire cazzate!!! Ti voglio bene, ma qualche centimetro in più non guasta mai!!! Certo, sì, sì, non mi lamento… vabbé, dai, mai lamentarsi di ciò che si ha!!! Hai ragione, nonna, poi il Signore si dispiace. Vabbé, comunque, sono vestita di merda, ho addosso mille colori e non ho tempo di cambiarmi. Ma l’umanità sopravviverà anche a questo!!! Se fosse di mattina, con il sole potrei indossare i miei occhiali scuri e passare con fare disinvolto, sotto gli occhiali scuri, anche se sembro Arlecchino: gli occhiali scuri – si sa – ti salvano in più di un’occasione (vedasi occhi gonfi, rossi, occhiaie, uff in quante occasioni ti salvano!!!). E invece no, cazzo, sono le 15.00, ed è quasi buio e sarei additata da pazza se uscissi con gli occhiali scuri… Non sono mica Mina… sì, è vero, mi diletto a cantare le sue canzoni, ma inobiettabilmente non sono Mina. Decisamente non sono lei. E quindi non ci pensiamo più. Occhiali scuri, non siete mai esistiti, farò a meno di voi.  Dai, è tardi. Passo in lavanderia. Intanto per strada consumo l’asfalto camminando a passo svelto in modo da contrarre i glutei, che –ahimé- tendono ad essere il luogo privilegiato per l’accumulo delle adiposità (così chiamano la cellulite con eleganza e tatto gli esperti)!!! Che palle. Sempre perché dobbiamo essere perfette. Ma chi lo ha detto? Chi lo ha stabilito??? In realtà nessuno. La pubblicità, la tv, il cinema ci mostrano queste sventolone, pelle liscia, culo perfetto e seno abbondante… Fanculo alla pubblicità, alla tv e al cinema. Mi voglio mantenere in forma, ma lungi da me andare in fissa come tante donne, che si privano pure di un dolce o di un cioccolatino… sentite la vita è una sola, per piacere, io il cioccolatino lo voglio, anzi ne voglio assaggiare tre diversi: uno fondente, un cremino e uno alle nocciole? Tu, mangiatrice di gallette di riso, che cazzo guardi??? Io voglio tre cioccolatini. Sono problemi tuoi? Direi proprio di no. Penso che il problema sia questo stramaledettissimo brufolo incipiente, sulla mia guancia destra!!! Miseria ladra!!! Sarà stato il Ritter Sport tascabile di ieri!!! Oh, vabbé!!!! Pace!!! Mi andava e l’ho mangiato. Prometto che stasera mi ingozzo di mele verdi. Depurano….
“Buona sera! Sì, sono Bianchi, dovrei ritirare una giacca nera! Grazie.”
“ Ha portato il tagliandino?”
“ Il tagliandino!!!! No, mi dispisce… provo a controllare… sì, guardi, mi dia un secondo… in questa borsa c’è di tutto!!! Questo? No è lo scontrino del 13 gennaio (che me ne faccio, ancora????) del supermercato… senta, penso che sia un’impresa tanto ardua, quanto inutile. Faccio prima a descriverle la giacca: è nera, corta, di panno, ha 5 bottoni grossi neri e lucidi ed è di Zara. Ah, ha un taglio a campana.”
“ Questa…no…quest’altra… eccola, bene, lei è davvero fortunata, trovata al terzo tentativo!!! La prossima volta porti il tagliando!”
“ Ok, grazie e mi scusi ancora. ! 8,00 euro, vero?”
“ Esatto, grazie!”
Ecco a lei, di nuovo, buona serata”.